PRENDERSI CURA delle storie altrui

Sono anni, tanti anni, che mi prendo cura della STORIA DEGLI ALTRI attraverso il mio lavoro di scrittrice su commissione. Quante vite ho ascoltato e raccontato! Quanti romanzi, biografie, taccuini, poesie, lettere, ne sono usciti!

Mi correggo, definirlo un lavoro è giusto ma per certi aspetti riduttivo, dal momento che per me è molto, molto di più. Quando qualcuno mi affida la scrittura della propria vita, di quella di un parente, di un amico o di una vicenda che gli sta particolarmente a cuore, compie un atto di fiducia e di immensa generosità nei miei confronti. Non solo verso la Signorina Write, ma anche verso Teresa-scrittrice, Teresa-donna che vive, partecipa, si emoziona e si adopera affinché quella storia tanto unica possa beneficiare al meglio dell’arte della narrazione.

Oggi si fa tanto parlare dell’INTELLIGENZA ARTIFICIALE anche nell’ambito della scrittura. Non la voglio temere, non è da me prendere le distanze – soprattutto a priori – dalle novità, anche se sulle prime possono spaventare o suscitare sentimenti di diffidenza. Ma sono certa che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire l’amorevole, minuzioso LAVORO DI UN BRAVO SCRITTORE SU COMMISSIONE.

Tra me e il mio committente si instaura un rapporto umano, di profonda empatia e confidenza. Fin dalla prima telefonata (o videochiamata) mi metto in ascolto, divento creta malleabile nelle mani della sua biografia, strumento che si accorda alle emozioni che riaffiorano, a una a una, in una sorta di ipnosi catartica, di magnetismo terapeutico.

Talvolta le telefonate si dilungano per ore e spesso al termine, poco prima di salutarci, mi sento dire: “Teresa, ora mi sento meglio”, “è come andare dall’analista”, “finalmente, mi è tutto più chiaro”.

Uno degli aspetti che più mi coinvolge del mio lavoro è il sentirmi parte attiva, viva, pulsante di quella stessa esistenza che attraverso la narrazione rinasce nuovamente. Parte attiva, certo, pur mettendomi a completa disposizione dell’altrui vita, della sua gestazione, di una storia che non è la mia ma che in qualche modo, poi, la diventa.

Raccontare capitoli di ciò che si è stati, si è fatto, si è diventati significa inevitabilmente tornare indietro, a certi momenti salienti che hanno modificato il corso delle cose, significa riprovare quelle stesse emozioni, sentirsele scorrere addosso con l’intensità di un tempo trascorso che non sempre affievolisce la percezione di antichi dolori, gioie, malinconie, resistenze, cadute, riprese. Chi racconta liberamente, senza sentirsi forzato né imbrigliato in schemi da seguire, rivive appieno quel patrimonio emotivo, si commuove, gioisce, qualche volta tenta di prenderne le distanze o di modificarlo attraverso il racconto a voce alta che omette certi passaggi e ne esalta altri.

Sono stata spesso testimone di un dolore mentre risale in superficie e riprende spazio, di un sentimento di acredine, di sgomento che si rinnovano, ma mai li ho minimizzati, piuttosto li ho accolti e rispettati. L’esperienza e i miei studi di filosofia e di psicologia mi hanno insegnato a ridimensionare certe scodate, ricorrendo per esempio al potente strumento della leggerezza che allenta la tensione e induce all’apertura, alla morbidezza.

L’intelligenza artificiale può fare tutto questo?

Dunque, il mio compito è anche quello di ristabilire la GIUSTA ARMONIA mentre la storia si dipana e i ricordi riemergono, goccia dopo goccia, talvolta ondata dopo ondata, nel pieno rispetto delle tempistiche di chi racconta e si fida di me, porgendomi il bambino ferito, la donna abbandonata, il padre offeso, l’amica incompresa. Col tempo ho imparato a impiegare le parole giuste, i doverosi silenzi, le carezze che curano (anche al telefono si può carezzare un’anima in subbuglio).

Il mio scopo è quello, sì, di far uscire memorie e ricordi assopiti, immagini e discorsi pronunciati, ma è anche quello di rendere l’esperienza della narrazione, del DIRSI LE COSE A VOCE ALTA (così che possano essere guardate da un’altra angolazione), il meno dolorosa possibile. Mi piace pensare a una lunga camminata fatta insieme, addentrandosi in un bosco abitato da personaggi del passato o della fantasia che riprendono vita raccontandosi.

Sono così grata a chi mi si rivolge, così grata alla Signorina Write che mi ha permesso in tanti anni, e tutt’ora mi permette, di respirare, conoscere e amare la VITA in tutte le sue dimensioni.

Quanta vita ho imparato, scrivendola!

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